Essere spirituali significa rinunciare alla materia? Oppure possiamo amare il bello, il piacere, il denaro e persino possedere molte cose senza per questo essere meno evoluti?
Questa domanda mi è tornata in mente pensando a Osho, maestro spirituale che non aveva affatto un rapporto ascetico con la materia. Amava il lusso, gli oggetti belli, le automobili e tutto ciò che poteva essere vissuto con piacere.
La cosa interessante è che, nella sua visione, il problema non era possedere qualcosa, ma essere posseduti da ciò che possediamo.
Osho: materia e consapevolezza possono convivere?
Per Osho la repressione del desiderio non coincide con la trasformazione. Una persona può vivere il piacere, la sessualità, la bellezza, il denaro e il lusso senza necessariamente perdere il contatto con la propria dimensione interiore.
Non è quindi la scarpa, l’automobile o la casa a dirci quanto una persona sia spirituale. La domanda diventa un’altra: quanto siamo liberi nei confronti di ciò che desideriamo?
Krishnamurti: perché ne hai bisogno?
Krishnamurti avrebbe probabilmente spostato l’attenzione dall’oggetto al movimento psicologico che sta dietro all’oggetto.
Possedere molte scarpe perché ci piacciono, perché apprezziamo la moda o semplicemente perché possiamo permettercele è una cosa.
Possederle perché abbiamo bisogno di sentirci più belle, più importanti, più desiderabili o perché senza acquistare proviamo un senso di vuoto è un’altra.
Il punto non sarebbe quindi giudicare il comportamento, ma osservarlo senza inganno: che cosa sto cercando realmente?
Vadim Zeland e l’importanza
Anche nella prospettiva del Transurfing di Vadim Zeland il problema non è necessariamente ciò che possediamo, ma l’importanza che gli attribuiamo.
Posso avere un armadio pieno di scarpe e non esserne psicologicamente dipendente. Oppure posso possederne soltanto tre, ma attribuire a una di esse un’importanza enorme perché rappresenta il mio valore, la mia immagine o ciò che penso gli altri debbano vedere in me.
La quantità non racconta necessariamente il livello di consapevolezza. L’attaccamento può farlo.
E nei culti antichi legati ai cicli naturali e alla Grande Dea Madre?
Questo diventa ancora più interessante se guardiamo alle antiche culture legate alla Grande Madre.
In molte tradizioni arcaiche la separazione netta tra spirito e materia, così come la intendiamo oggi, non era necessariamente centrale. La natura, il corpo, la fertilità, la sessualità, il cibo, la terra, la nascita, la morte e l’abbondanza appartenevano allo stesso grande ciclo della vita.
La materia non era necessariamente qualcosa da disprezzare per elevarsi spiritualmente. Poteva essere essa stessa espressione del sacro.
La materia, la spiritualità e l’astrologia
Ed è proprio qui che, nella mia esperienza astrologica, ho incontrato qualcosa che mi ha fatto riflettere molto.
Ho conosciuto persone con molti pianeti nei segni di Terra — Toro, Vergine e Capricorno — che possedevano un livello di consapevolezza e di profondità spirituale tutt’altro che trascurabile.
Al contrario, ho incontrato persone con molti pianeti nei Pesci, segno che nell’immaginario astrologico viene spesso considerato il più spirituale dello Zodiaco, che erano tutt’altro che spirituali.
Questo ci dice qualcosa di importante: un tema natale non certifica il livello spirituale di una persona.
I Pesci possono parlare di sensibilità, immaginazione, ricettività, empatia e apertura verso dimensioni sottili. La Terra può parlare di concretezza, materialità, stabilità e rapporto con il mondo fisico.
Ma nessuna di queste caratteristiche, presa da sola, determina quanto una persona sia consapevole.
Non è il segno: è come vivi quell’energia
Una persona fortemente terrestre può essere profondamente consapevole della materia senza esserne schiava. Può amare il denaro, la bellezza, il corpo, il buon cibo, gli oggetti e la comodità e, nello stesso tempo, avere una grande profondità interiore.
Allo stesso modo, una persona con una forte componente Pesci può essere sensibile e intuitiva, ma può anche perdersi nelle illusioni, nelle dipendenze, nel vittimismo o nella fuga dalla realtà.
Per questo trovo riduttivo associare automaticamente la spiritualità a determinati segni astrologici.
La vera domanda
Forse la domanda non è: “Quanto possiedi?”
La domanda è: “Quanto sei libero rispetto a ciò che possiedi?”
Puoi avere trecento paia di scarpe e non essere schiavo di nessuna. Puoi vivere con pochissime cose ed essere completamente identificato con ciò che hai, o addirittura con l’immagine di essere una persona spirituale.
La spiritualità, allora, non sarebbe una gara a chi rinuncia di più alla materia. Potrebbe essere piuttosto la capacità di vivere pienamente la materia senza perdere se stessi dentro di essa.
Non è la materia a impedirci la libertà. È l’attaccamento alla materia.
E forse vale anche per l’opposto?
Non è la spiritualità a renderci liberi. È la consapevolezza.




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